Gozzo: “Doni”
Progetto: A. Renai, 1950
Costruzione: Cantiere Grafagnoli, 1954
Restauro: Cantiere Gavazzi, 2008
Da “La barca ritrovata. Breviario improvvisato di un restauro”
di Enrico Campanella
Il mare non è mai stato amico dell’uomo.
Tutt’al più è stato complice della sua irrequietezza.
J. Conrad, “Lo specchio del mare”
Il gozzo nasce nel 1950 dalla matita del progettista Aldo Renai.
Il cantiere Garfagnoli produce il primo esemplare su commissione del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste per il Laboratorio Centrale di Idrobiologia di Roma. Immatricolato dalla Capitaneria di Porto di Livorno nel 1951 col nome Ariel, viene destinato alle attività operative del Dipartimento di Biologia Marina dell’Università di Pisa.
Il progetto abbina alle dimensioni relativamente impegnative una piacevole estetica ed un’agile manovrabilità, caratteristiche che non tardano a sedurre una clientela esigente e raffinata, tanto da interessare la famiglia Della Gherardesca di Donoratico che ne commissiona un esemplare.
Sono poco più di una decina le barche di questo tipo registrate nel compartimento livornese, tra queste ricordiamo: Gabbiano dei conti Bossi Pucci di Firenze immatricolata nel 1952; e FRAMAL del signor Renzo Frizzi immatricolata nel 1953 e ceduta nel 1958, al celebre attore Paolo Panelli, un personaggio particolarmente appassionato di pesca ed affezionato frequentatore delle nostre coste.
Lo scafo si presenta gagliardo ma raffinato, senza dare nessuna impressione di pesantezza, come talvolta si avverte nelle barche da lavoro; anzi, l’osservatore resta piacevolmente colpito dall’eleganza essenziale delle forme che pone in evidenza l’esuberante razionalità costruttiva.
Gli elementi strutturali sono ricavati da legno di olmo e frassino, mentre il fasciame è in legno di pino e, limitatamente ai primi due fili, in mogano, così come in mogano sono le frisate, lo slancio di prua e la coperta. Per quanto riguarda quest’ultima è ben riconoscibile il sistema costruttivo, tipico delle costruzioni Garfagnoli, basato sull’impiego di tavole molto larghe: una soluzione di grande effetto estetico ma di estrema difficoltà tecnica.
L’estremità poppiera della coperta è guarnita da un flessuoso paraonde che, a forma di lira rovesciata, si congiunge con il bordo interno delle frisate. In questo modo le porzioni laterali della coperta formano uno spazio detto “corridoio” che permette l’espulsione dell’acqua dagli ombrinali e ne limita l’ingresso all’interno del pozzetto.
Il cantiere Gavazzi è tra i più conosciuti ed apprezzati del settore. Il titolare, Luciano, lo ha fondato nel 1955 e da quell’epoca il suo lavoro si è progressivamente affermato sul mercato. Tra le varie costruzioni ricordiamo importanti classi da regata, come Finn e Beccaccino, ma è soprattutto con la classe Vaurien che il Cantiere conquista l’apprezzamento di un vasto pubblico (1517 scafi prodotti dal 1968), tanto da ottenere l’esclusiva nazionale sia per la produzione sia per la distribuzione di questa diffusissima deriva; ed è proprio con il Vaurien che Luciano Gavazzi si toglie la soddisfazione di gareggiare in tredici Campionati Mondiali, di cui tre in Italia, ed a numerosi Campionati Italiani vincendo l’edizione del 1965 e del 1971, svolte rispettivamente a Castiglioncello e Domaso.
Le barche prodotte dal cantiere Gavazzi salgono per sei volte sul podio iridato:
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nel 1955 negli Stati Uniti, il Beccaccino Miss K, timonato da Capio;
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nel 1966, 1989 e 1990 per la Classe Vaurien;
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nel 1978, in Italia a Cala Galera e nel 1979 in Spagna il Mini Tonner Wahoo, sale sul tetto del mondo timonato da Raudasch.
Con acuta intelligenza ed attento spirito imprenditoriale Gavazzi ha saputo stare al passo con i tempi, adeguando le potenzialità del Cantiere alle esigenze di un mercato in progressiva mutazione, e dimostrando la capacità di sviluppare i processi produttivi in relazione alle moderne tecnologie.
Garfagnoli 1954, Gavazzi 2008: due mondi artigianali. Rigorosa mentalità tecnica il primo, colorata personalità, anche su piani d’improvvisazione, il secondo. Due artigiani uniti da una stessa realtà, il nodo cruciale nella storia della cantieristica livornese, nell’ambito della quale si trovarono a confronto ed in competizione, pur mantenendo le loro diversità e le loro contrapposizioni spesso sfociate in genuine rivalità.
Il marchio Garfagnoli significa per la cantieristica livornese, l’assunzione di una propria identità nel segno della conciliazione tra diverse e contrapposte scuole cantieristiche, ma prima di tutto significa visione assoluta dell’importanza progettuale e tecnica.
Il marchio Gavazzi esprime invece la capacità di tenere il passo con i tempi senza trascurare le esperienze acquisite. La tecnologia, che per il Cantiere di Antignano è uno scomodo intruso, viene considerata dall’estroso maestro di Rosignano un alleato indispensabile, il confidente inseparabile di tutto il suo percorso storico, che nelle sue abili mani diventa uno strumento docile e duttile.
I principali interventi effettuati sono:
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sostituzione della chiglia;
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ripristino dei commenti dei torelli;
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fissaggio ai madieri con viti e dadi;
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sostituzione del tacco di poppa;
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sostituzione di un tratto della ruota di prua.
Nessun corso di fasciame è stato rimosso, così come sono state conservate le tavole di coperta, riportate sui bagli e “cucite” utilizzando viti incassate le cui teste sono state poi coperte da piccoli tappi. Inoltre la coperta è stata rinforzata dall’interno mediante l’applicazione di traversi intercalati tra i bagli. Infine, le macchie dovute alle infiltrazioni sono state asportate, ed il materiale mancante ripristinato con l’applicazione di un inserto.
In questa vicenda straordinaria non poteva certo mancare il coinvolgimento del progettista Aldo Renai, anzi fondamentale è risultata la sua veste di iride attenta e scrupolosa, soprattutto per il superamento dei passaggi più critici.
Al termine di un semisconosciuto percorso durato tanti anni, e dopo quasi un anno di permanenza al cantiere Gavazzi, la barca è tornata a cullarsi nelle acque del porticciolo di Antignano, un traguardo certamente motivo di soddisfazione personale per l’armatore, ma anche di orgoglio per tutti gli appassionati e soprattutto per il Circolo Velico di Antignano, poiché non esageriamo nel definire Doni uno dei gozzi più belli attualmente presenti nel nostro mare.
Una bellezza evidenziata dal prestigio della valenza storica, ma soprattutto superba espressione del connubio tra la funzionalità della barca da lavoro e l’eleganza della barca da diporto; infatti, la costruzione si presenta, sotto l’aspetto formale, come un brillante prodotto del diporto aristocratico, ma resta nei suoi contenuti caratterizzata da un originale linguaggio espressivo radicato alla tradizione in senso lato. Un linguaggio che ripercorre le sensazioni delle giornate di pesca, della fatica degli uomini di mare e degli umori delle stagioni. Un linguaggio che pur lasciando trapelare la languida emotività di vicende lontane, conserva e manifesta con vigore i connotati sanguigni del sofferto rapporto dell’uomo con gli elementi.
